23 agosto 2024 – IN RICORDO DI CHICCO
Ultimamente quando il Chicco arrivava ai raduni mi sembrava grandissimo.
Il Chicco alto, che ne so, un metro e settanta? Settantadue? Non importa, a me, quando lo vedevo arrivare pareva ci fosse il Chicco fino al soffitto.
Ero abituato a pensare che un raduno iniziasse il giovedì pomeriggio e terminasse la domenica mattina, ma con il Chicco ho imparato che un raduno inizia quando inizia il tuo momento preferito. E il Chicco era il mio.
Il Chicco, antidoto ad ogni malumore, ad un mercoledì di coda in tangenziale e 9% di batteria sul cellulare, il Chicco che quando compariva nell’atrio dell’hotel sfiorava il soffitto e riempiva le pareti e poi tre, due, uno il raduno poteva iniziare.
Un metro di saggezza, un metro di coraggio, uno d’ironia e uno di signorilità. Che statura il Chicco!
Quanti messaggi imbarazzanti mi hai scritto, sempre pieni di elogi e complimenti che non merito, l’ultimo, dopo le esequie di Gianni, terminava così: … Grazie ancora. Non ti dimenticherò mai e ti voglio tanto bene. Tuo Chicco.
E’ vero Chicco, non eravamo solo amici, ci volevamo bene e lo sapevamo entrambi ma per quello strano pudore dei sentimenti non ce l’eravamo mai detto e tu, poco prima di andartene come sentissi che il tempo incalzava, mi hai fatto anche questo regalo.
Alcuni anni fa, quando ai più non era ancora percepibile, mi confidasti della tua malattia dimostrandomi la fiducia e l’amicizia che c’era tra noi. Da quel momento ai miei occhi hai cominciato a crescere, grande Chicco. Grande quando hai abbandonato la tua adorata Roadster azzurra per una più confortevole e automatica Plus Six che ti permetteva di partecipare più facilmente ai raduni, grande Chicco. Grande quando hai progressivamente e per percorsi sempre più lunghi lasciato la guida a Patrizia pur di non mancare, grande Chicco. Grande quando pur di essere con noi arrivavi con l’auto di tutti i giorni, chiedendomi pure il permesso per farlo, grande. Grande quando sei arrivato ad Assisi con la tua nuova Morgan come l’hai chiamato tu, quel trabiccolo che ti aiutava a camminare e che hai voluto equipaggiare con il logo del Club. Grande Chicco, infinitamente grande.
Ho passato questi undici giorni da che te ne sei andato con l’angoscia di non riuscire a dirti nulla che esprimesse veramente l’affetto che provavo per te ma, come già detto per Gianni, in questi momenti hai tutto dentro e non riesci a tirare fuori niente e ti senti anche un po’ stupido per questa tua incapacità mentre vorresti dire qualcosa di intelligente. Poi però ho pensato che nessuno dice cose intelligenti ma solo cose vere o false, così mi sono sbloccato e mi sono lasciato andare e oggi mi sento meglio perché quello che sono riuscito a dirti è tutto vero.
Giancarlo