8 luglio 2024 – IN RICORDO DI GIANNI

Quando si abbatte su di noi una batosta di tale portata ci accorgiamo dell’inquietante rapporto fra povertà del linguaggio e assenza di possibilità di esprimere quello che veramente sentiamo dentro. Il grande dolore possiede strumenti linguistici scarsi e inefficaci, ci rende incapaci di modulare lo stile della comunicazione, di gestire una conversazione e il racconto di un ricordo, non fa uso dell’ironia e della metafora, non sa nominare le nostre profonde emozioni.

E così, caro Gianni, mi sento oggi inadeguato a parlare di te, mi manca la necessaria coerenza logica tra i bellissimi momenti trascorsi insieme e il più facile dei racconti. Basterebbe un semplice elenco per riempire tante pagine di bei ricordi ma ho perso qualsiasi seppur modesta abilità narrativa.

Te l’ho confidato altre volte come nella mia particolare graduatoria degli amici del club, voglio veramente e indistintamente bene a tutti, riservo un affetto particolare ai primi che ho incontrato e conosciuto e tu e Jane siete stati in assoluto i primi. Ricordo quella traversata di dieci anni fa che ci portava in Sicilia, io ero solo e non conoscevo nessuno, voi avete iniziato a parlarmi, ci siamo conosciuti e, per quel che mi riguarda, piaciuti subito. La nostra amicizia è proseguita ben oltre quegli splendidi giorni passati in Sicilia, si è prolungata in un’infinità di giorni indimenticabili, nei racconti intermittenti delle nostre vite in qualche modo parallele, nei nostri figli che crescevano, si sposavano e ci regalavano degli splendidi nipotini.

Ho tutto qui dentro, chiarissimo, limpido e anche a colori, quelli del mare, delle montagne, delle giornate uggiose “viaggiate” insieme con un occhio al parabrezza e uno al cielo minaccioso, ma fuori non mi esce niente. Mancano le parole per raccontare le gioie, le preoccupazioni, le avventure, manca la capacità di nominare le cose e le emozioni, manca il meccanismo fondamentale di controllo sulla realtà e su me stesso e che cruda realtà è quella di oggi!

Sono sprovvisto anche delle parole per questi sentimenti di tristezza, di rabbia e di frustrazione che inevitabilmente affiorano e scopro che ho un solo modo per liberarli e liberarmi da questa sofferenza: ricordarti.

Ricordare l’amico e le sue cose, il suo calendario, i suoi raduni, le sue Morgan, il ventilatore e lo spruzzino anti calura, le polo con il tricolore, le scarpe, i berrettini, facendo finta di non sapere che le cose che veramente mi mancheranno di te non sono cose.

Ciao Gianni e nuovamente buon viaggio.

Giancarlo

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